martedì 6 gennaio 2015

A bird story

*Consiglio per chi ancora non ha giocato questo gioco: evitate di leggere perchè è un titolo che va affrontato senza conoscere il suo contenuto per non rovinare l'esperienza.*
 
Da piccoli vi è mai capitato di trovare un uccellino per strada? Di raccoglierlo e di portarlo a casa, cercando in ogni modo di accudirlo al meglio? Non era un uccellino ma un gattino? Un cane? Un altro animale? Se la risposta sarà sì allora questo gioco vi riporterà a quel momento, e vi rifarà vivere attimo dopo attimo quello che si prova. La gioia, la disperazione se succedeva qualcosa, la tristezza infinita quando se ne andava. 

Freebird ci riesce ancora, ci cattura ancora con una micro avventura da vivere col cuore aperto, con la mente vuota da ogni pensiero per lasciare spazio solo ai nostri sensi, attenti a catturare ogni dettaglio visivo e a farci incantare nuovamente con un sonoro tanto semplice quanto perfetto per accompagnarci in un viaggio verso la nostra infanzia.


Con To the moon, di cui ho già avuto piacere di scrivere ci portava a vivere una storia nella quale cercavamo di esaudire l'ultimo desiderio di un anziano prossimo alla morte, in A bird story invece la storia è molto più semplice e terrena. Un ricordo, sbiadito, frammentario perché focalizzato solo su un dettaglio e reso fantasioso perché raccontato da un bambino che si sente solo. Racconta come casualmente trova in un bosco un uccellino in difficoltà e lo aiuta, gli da una casa e lo nutre. S’instaura un legame tra i due, il bimbo cerca il suo nido ma non lo trova e più il tempo scorre più diventa difficile dividersi. Ma arriva sempre il giorno in cui questo deve accadere.

Questo gioco mi ha davvero toccato maggiormente rispetto a To the moon, sarà che a casa ho sempre avuto dei canarini, sarà che mi ricorda l'infanzia ma mi ha davvero rapita nella sua breve magia. Questo titolo dura solo un'ora circa, non si perde in scene inutili, non va di corsa, si prende il tempo di cui ha bisogno ed è sufficiente. Ogni cambiamento potrebbe incrinare l'armonia del gioco stesso.

Una cosa che mi ha colpita è stata la visuale, ovalizzata, mi ha dato l'impressione che fosse un occhio, il nostro. Perché siamo noi a guardare quest’avventura d'alto, da lontano, ma siamo anche noi a mandarla avanti, a viverla come un narratore non troppo esterno e siamo sempre noi a togliere di bocca le parole ai vari personaggi perché questo gioco è completamente muto, nessun dialogo solo qualche punto di domanda o punto esclamativo quando la scena mostrata lo necessita. Anche i personaggi, con quei pochi pixel ci fanno capire perfettamente cosa provano, e alla fine è quello che anche noi proviamo.

I Freebird nuovamente avrebbero potuto scegliere qualsiasi media per raccontare una loro storia, e nuovamente hanno scelto di farcela vivere.

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